Trollhattan, per essere una cittadina svedese con un nome non semplicissimo da pronunciare, offre più di quello che ci si possa aspettare.
Se capita di passarci d’estate è possibile ammirare le dighe aperte presso la cascata di Trollhattefallen, un mix di suoni e immagini da togliere il fiato. Tutto intorno parchi naturali e la tipica vegetazione svedese.
Nulla di inimmaginabile per un centro distante 70km da Goteborg, è vero. Ma Trollhattan è molto altro. Innazitutto è la città della Saab, in passato casa automobilistica avveniristica svedese. E Trollhattan è anche uno dei centri cinematografici della Svezia tanto da essere chiamata Trollywood .

In questa storia però Trollhattan ha un ruolo marginale. Qui, nel 1961 vi nacque infatti Dan Corneliusson, uno che a Como non ha bisogno di presentazioni.
È il 1984. Il Como è una neopromossa. Siamo in una Serie A ricchissima, la più ricca di sempre, dove l’anno prima una provinciale si era portata a casa il brasiliano più forte del momento e il Napoli prendeva Maradona dal Barcellona.
Non che Corneliusson non fosse un grande nome. Era stato per anni la punta titolare del Goteborg di Sven Goran Eriksson, vincitrice della Coppa Uefa nel 1982 con un rotondo 4-0, tra andata e ritorno, all’Amburgo che l’anno dopo conquisterà la Coppa dei Campioni ad Atene contro la Juve.
Dan, tra l’altro, arrivava proprio dalla Bundesliga dove aveva appena vinto il campionato. Una stagione folle, con 3 squadre giunte a parimerito e 4 nel giro di due punti. Vittoria per differenza reti proprio dello Stoccarda grazie anche ai suoi 12 centri.

Il Como, dicevamo. “Mercato nel limite delle possibilità” si leggeva, non una storia nuova da queste parti. Spiccava però un monito nelle previsioni degli esperti “molto dipenderà dal rendimento di Corneliusson. Insomma, a disposizione si avevano due stranieri, in un campionato così anche sbagliarne solo uno voleva dire condanna a morte. E se nei primi giorni di ritiro a Chiavenna Hansi Muller sembrava essersi inserito bene, qualche dubbio, Dan, lo dava: “atteso a nuove verifiche” si leggeva prudentemente sulla carta stampata. Non una bocciatura, era troppo presto, ma c’era cautela e curiosità di fronte a quel ragazzo svedese.

Come è andata? Scriverlo qui sarebbe superfluo. Cinque anni di amore vero, forse lo straniero più amato di sempre. La coppia storica con Borgogol e un legame con la città che è andato oltre quello professionale sportivo. Qualche infortunio, tra l’altro, ne ha limitato il rendimento che sarebbe potuto essere addirittura superiore.

Oggi il mitico Dan vive in Svezia, fa l’amministratore di condomini, insieme a uno dei suoi figli, mentre l’altro è in polizia. Una vita tranquilla, la sua.
Anni fa disse: “Dovevo andare alla Sampdoria, ma mi feci male e non firmai il contratto. Meglio così, almeno tutta la mia carriera in Italia è rimasta legata solo al Como”. Dan Dan Superstar, ma dove lo trovi un altro così?