Qualcuno lo chiamava il “tedesco sbagliato”, e in Italia molti lo ricordano per la famosa frase di Beccalossi. Chiunque l’abbia mai visto sano e palla al piede sa però di cosa stiamo parlando in termini di qualità calcistiche tecnica sopraffina.

Hans-Peter Muller, detto Hansi, è nato a Stoccarda, nel 1957. Ragazzo educato, proveniente dalla buona borghesia del Baden-Wurttemberg, finì il liceo con ottimi voti, coniugando bene scuola e sport.
Arrivò a Como nell’estate del 1984, dopo due stagioni all’Inter. Considerato un doppione di Beccalossi, a Milano aveva deluso. Un po’ per le ginocchia fragili, un po’ per quel paragone ingombrate di essere “il rincalzo di Platini”, che la Juve aveva soffiato al club nerazzurro e un po’, appunto, per il dualismo con il Becca.

Piedi divini, tanta tecnica e fantasia. Como, dunque. Scelta che sapeva di rinascita, in un club che viveva il suo massimo splendore sportivo. Una piazza calma e tranquilla, ma che all’interno, proprio come la squadra di calcio, vibrava e viveva una giovinezza forse mai più tornata.
La squadra era stata appena promossa in Serie A dopo due stagioni in cadetteria, con il secondo posto conquistato davanti alla Cremonese e alle spalle dell’Atalanta.
Obiettivo salvezza per il Como e tanta voglia di ricominciare per Hansi. Non bisogna farsi ingannare però. Il curriculum del tedesco era di primissimo livello per il club lariano. Solo 2 anni prima aveva giocato una finale mondiale, da subentrato, che in Italia si ricordano tutti molto bene. Nel 1980 aveva vinto l’Europeo giocando da titolare e con lo Stoccarda si era imposto come uno dei migliori talenti del continente.

Ci sono però quelle due stagioni all’Inter non troppo esaltanti. “Sarà il solito, nel bene e nel male” dicevano di lui i giornali a inizio stagione, anche se fin da subito le sue prestazioni in precampionato sono molto esaltanti e fanno ben sperare.
In campo quindi le cose tutto sommato vanno bene, con la qualità tecnica che è di un altro pianeta ma anche con quelle maledette ginocchia di cristallo che non lo lasciano in pace. Un vero peccato, vista la qualità del tedesco palla al piede. Lampi di genialità calcistica ma troppe poche presenze per fare la differenza in una Serie A di altissimo livello.
Bene ma non benissimo quindi, 14 partite giocate e un solo gol, su rigore, il giorno dell’epifania del 1985. Il momentaneo 1-1 con l’Avellino, partita poi vinta dal Como grazie a un gol dell’altro straniero in squadra, Corneliusson. La squadra allenata da Ottavio Bianchi finirà il campionato all’11° posto, garantendosi la permanenza in Serie A, con la ciliegina sulla torta di una vittoria pre 2-0 a San Siro contro il Milan.

Intanto la sua passione sconfinata per la musica, che nell’82 l’aveva portato a incidere un 45 giri, “calcio di rigore” con l’orchestra di Raoul Casadei, lo portano a essere spesso ospite a Radio Studio Vivo, la radio locale di Como, anche in qualità di DeeJay.
Hansi però a fine stagione non rinnoverà con il Como e partirà in direziona Austria, dove giocherà fino al 1990. Oggi vive a Stoccarda, dove si è occupato delle relazioni del Club cittadino e fa il motivatore.

L’Italia però non l’ha mai dimenticata, parla ancora in dialetto, che imparò negli anni a Milano prima di perfezionarlo a Como. Di tanto in tanto torna ancora nel belpaese dove ha lasciato molti amici. Uno? Evaristo Beccalossi.