Se sei capitato sul lungolago in un giorno di partita in casa, probabilmente l’hai vista prima ancora di accorgertene. Una piccola barca che taglia il lago, un lampo di biancoblu, bandiere che sventolano. Tre persone a bordo, una in piedi a prua con una bandiera a scacchi sollevata. Sembra quasi una scena costruita, ma in realtà, è semplicemente Como.
La barca è una Lucia, la tradizionale imbarcazione lariana a remi, più propriamente conosciuta come batèl. Lo scafo lungo e sottile e gli archi in legno curvati un tempo sostenevano una copertura protettiva per i pescatori durante le lunghe uscite sul lago. Questa imbarcazione è diventata nota come Lucia, grazie a “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni, mettendola al centro della fuga dal lago creandone immagine solida della memoria culturale del territorio.
Oggi, la stessa silhouette appare su cartoline, in regate locali e tradizioni remiere come il Palio del Lario.
Non come pezzo da museo, ma come patrimonio vivo.

L’idea è di Adriano Sala, conosciuto in zona come “l’Inventore”, ottantenne con un’energia tale da far sembrare la pensione un nuovo inizio. Con lui ci sono suo figlio Moris e l’amico Paolo Liboni, entrambi triatleti, abituati alla fatica quanto alla festa. Insieme si chiamano Laghee de la Lucia. Nei giorni delle partite in casa, remano per circa sei chilometri attraversando il lago, sventolando bandiere mentre si avvicina all’hangar prima del calcio d’inizio.
Il gesto è un modo per sostenere il club, certo, ma anche per affermare un’identità: un messaggio chiaro che qui il calcio non è mai separato dal lago, dalle barche, dalla riva e dalle persone che guardano da fuori.
Come raccontano le immagini, la scena è pittoresca. La barca sta bassa sull’acqua, i remi distesi, tre archi di legno che incorniciano le figure a bordo. Uno tiene una bandiera del Como, un altro alza la scacchiera biancoblù come uno stendardo. A riva, un tifoso li osserva come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Quando il lago è grigio d’inverno, la stessa barca cambia solo nei dettagli: i rami di ulivo legati agli archi, nastri che scendono. La bandiera sventola ancora, ma il rituale resta lo stesso. È questa continuità a dare forza: è tradizione radicata, non costruita per farsi notare. È tifo con un accento locale.
Storicamente, il batèl era pensato per il lavoro: fondo piatto, stabile, pratico, usato per trasportare pesce e merci lungo la riva. Gli archi non erano decorativi, ma funzionali, a sostenere una copertura che proteggeva chi era a bordo durante le traversate più lunghe.
La stessa barca nata per i lavoratori diventa mezzo di celebrazione in movimento, senza contraddire la tradizione, ma valorizzandola.
Lo Stadio Giuseppe Sinigaglia è uno dei pochi luoghi in cui, uscendo dai tornelli, in pochi minuti si è sul lungolago, vicini all’acqua. Così, quando una barca arriva sventolando bandiere del Como, non sembra uno spettacolo importato da altrove: appare naturale.
Adriano lo descrive in modo semplice: la pensione non è un punto d’arrivo, ma una nuova linea di partenza. L’idea gli girava in testa da anni, ma non avrebbe potuto realizzarla da solo. Moris parla di sintonia, di valori che combaciano con quelli del club. Paolo racconta cosa si prova sulla barca: ascoltare storie e aneddoti, imparare stando vicino, capire che il sostegno migliore nasce da piccoli gesti ripetuti più che da grandi dichiarazioni.

Esperienza e giovinezza, memoria e forma fisica, mestiere del lago e resistenza moderna: una piccola squadra che sembra la mascotte dell’umore della Curva, presente, unica e difficilmente replicabile altrove.
C’è anche un aspetto di comunità. Una Lucia è una di quelle cose che i turisti notano subito, anche se non sanno cosa sia. Fa tirare fuori il telefono dalla tasca. In questo senso, i Laghee de la Lucia fanno qualcosa di silenziosamente utile: prendono in prestito un pezzo di patrimonio locale nel modo più naturale possibile, dandogli nuova vita.
Alla fine, non si tratta solo di arrivare vicino allo stadio. Si tratta di creare un ponte tra generazioni, visibile dalla riva. Un promemoria che il tifo può essere forte senza essere aggressivo, e che le tradizioni più sane sono quelle che continuano ad evolversi.
Se li vedi sull’acqua, lo capisci subito. Le bandiere sono solo metà del messaggio.
L’altra metà è la tradizione.

