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LIFESTYLE

Isaac, dal Venezuela a Como sul lago: il lungo viaggio verso il Sinigaglia

Como sta imparando sempre più cosa significa essere osservata.

Non nel senso astratto con cui i club parlano di portata globale, ma in modo concreto: un accento diverso al bar il giorno della partita, una nuova bandiera sulle spalle in fila, un visitatore che sceglie il percorso più lungo per arrivare al Sinigaglia e far comparire il lago al momento giusto. Lo stadio è sempre stato una cartolina; oggi sta diventando una vera destinazione.

Isaac è venuto dal Venezuela per vederlo di persona.

Isaac non è cresciuto con il Como: il legame è arrivato attraverso la famiglia. Una cugina si era trasferita nella zona per lavoro più di un anno fa e gli parlava di una squadra che giocava proprio sul lago. Quel dettaglio gli è rimasto impresso.

“Mi parlò di una squadra di calcio sul lago”, racconta Isaac. “Le dissi che un giorno mi sarebbe piaciuto visitare lo stadio”.

All’inizio era solo un’idea romantica, un ipotetico futuro viaggio, uno stadio in un luogo che già avresti voluto visitare. Poi la promozione del Como e il coinvolgimento di un club in crescita che trasformarono la curiosità in costante attenzione. Isaac iniziò a seguirlo da lontano, come fanno oggi molti tifosi, tra video degli highlights, formazioni e una comprensione sempre più chiara di cosa significhi vivere una stagione.

“Da appassionato di calcio l’ho trovato uno dei posti più affascinanti da vedere, e la crescita del club dopo la promozione mi ha spinto a seguirlo più da vicino”, dice. “Quest’anno ho deciso di trascorrere le vacanze in Italia e realizzare il sogno partecipando alla partita contro l’Hellas Verona”.

Questo è parte della nuova realtà del Como. Le persone non stanno soltanto scoprendo una squadra. Stanno scoprendo la vera esperienza del giorno partita. Una città con un ritmo tutto suo. Uno stadio che crea una sua versione del calcio moderno. Un terreno che sembra dirigerti verso l’acqua, mentre il calcio ti attende per intrattenerti. 

Anche la storia di Isaac racconta qualcosa di come la Serie A viaggi nel mondo.

“In Venezuela seguiamo il calcio italiano abbastanza da vicino”, dice. “Ci sono comunità di tifosi dei club più famosi e altri che hanno un grande potenziale di crescita in Venezuela e in Sud America. Le partite di Serie A sono sempre in TV”.

Il Venezuela è un Paese in cui il baseball domina ancora il dibattito sportivo. Ma Isaac descrive il calcio come lo sport con l’attrazione più ampia e il passaporto più facile.

“Anche se il baseball è il nostro sport principale, molte persone preferiscono il calcio per la sua influenza globale”, spiega.

E allora, dove si colloca il Como in un mercato che tradizionalmente ha seguito i club più leggendari?

Per Isaac si tratta di un club di cui oggi è più facile innamorarsi, perché trasmette vitalità e perché il progetto ha grandi potenzialità.

“Penso che i venezuelani vedano il Como come una squadra cresciuta rapidamente e che sia divertente da guardare”, dice, “soprattutto grazie a giocatori come Nico Paz e Morata”.

Poi arriva la parte che ogni visitatore ricorda. La prima volta che si sente il rumore. Il modo in cui uno stadio piccolo può sembrare assordante, perché il suono non ha via di fuga se non tornarti addosso. Il modo in cui il pubblico si muove, si compatta, ancora prima dei tornelli.

Isaac è andato al Sinigaglia sotto la pioggia e ha scoperto che il meteo non diluisce la fede.

“È stata un’esperienza indimenticabile”, racconta. “Sono rimasto sorpreso dall’energia dei tifosi e da come, anche sotto la pioggia, non abbiano mai smesso di cantare, con quell’eco così particolare”.

Ha notato la città cambiare colore man mano che ci si avvicinava al calcio d’inizio. Non tanto per via della spettacolarità, ma piuttosto per via della ripetitività. Adesivi. Maglie. Sciarpe. Un logo su una giacca. Una famiglia che cammina con convinzione.

“Si sentiva il sostegno già sul treno verso la partita”, dice. “Il logo della squadra era ovunque, ore prima del fischio d’inizio”.

Per chi arriva dall’altra parte del mondo, questi segnali contano. Ti fanno sentire che non stai invadendo un rituale privato. Ti invitano a partecipare.

“È stato bellissimo vedere le famiglie andare allo stadio insieme e tifare fianco a fianco”, dice Isaac. “Ho apprezzato ogni momento, soprattutto i gol che hanno confermato la vittoria”.

Questo è un altro aspetto che il Como vuole dimostrare ai visitatori. Le dimensioni possono sembrare contenute, ma l’emozione no.

Isaac parla dello stadio come di una rarità calcistica. Non perché sia vecchio. Ma perché è inserito in un paesaggio che trasforma una partita in un ricordo ancora prima che il pallone inizi a muoversi.

“Consiglierei assolutamente questa esperienza ad altri tifosi venezuelani e sudamericani”, dice. “Non è solo l’emozione del calcio: lo stadio si trova in uno dei luoghi più magici che abbia mai visto”.

La descrive come un’esperienza difficile da replicare altrove. Emozione e scenario nello stesso fotogramma.

“Non ci sono molte esperienze sportive che uniscono così l’aspetto emotivo e quello paesaggistico, ed è questo che rende speciale il Como”, afferma.

E quando prova a spiegare la Curva a chi non l’ha mai vissuta, ricorre al contrasto più semplice. Piccola sulla carta. Immensa dal vivo.

“Direi di prepararsi a scoprire come una tifoseria che può sembrare piccola riesca a essere sconfinata per spirito e passione”.

Il Como è sempre appartenuto a Como. È questo il senso di un club così. Ma ora sta iniziando ad appartenere anche a chi arriva con una valigia, un sogno e il nome di uno stadio che un tempo aveva sentito descrivere come affacciato sul lago.

Isaac è arrivato dal Venezuela perché gli era stata raccontata una storia. Se n’è andato con una tutta sua da raccontare.

E il Como continua a collezionarle.