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La corsa di casa

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La corsa di casa - Como 1907
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La corsa di casa

C’è un momento dell’anno in cui il ciclismo torna sul lago e l’autunno diventa parte della corsa. Il Giro di Lombardia appartiene a Como anche per questo: per le strade che scendono verso la città, per il Ghisallo, per San Fermo e per quel paesaggio che ha accompagnato alcune delle pagine più belle della sua storia.

Vincitore del Giro d’Italia, del Tour de France e della Vuelta a España, Vincenzo Nibali è uno dei pochi corridori nella storia del ciclismo ad aver conquistato tutti e tre i Grandi Giri.

Vincenzo Nibali lo ha attraversato molte volte, prima inseguendo una vittoria e poi portandone con sé soprattutto le sensazioni.

"Mi colpì profondamente dal punto di vista emotivo."

Quando corse il Lombardia per la prima volta, nel 2005, era ancora molto giovane. Del risultato ricorda poco — pensa di essersi ritirato — ma non ha dimenticato quello che significava trovarsi lì.

"Mi mancava l’esperienza necessaria per affrontare al meglio una gara del genere. Per un ragazzo partito dal Sud e trasferitosi in Toscana, trovarsi a disputare una Classica Monumento era qualcosa di straordinario."

Il Lombardia arrivava alla fine della stagione, quando nelle gambe c’erano già migliaia di chilometri e sulle strade comparivano i colori dell’autunno. Nibali capì presto che non era una gara che bastava semplicemente correre.

"Me ne innamorai subito. Anno dopo anno cresceva in me il desiderio di vincerla e ci riuscii nel 2015, dopo diversi tentativi. In precedenza ero andato vicino al successo, una volta fui ripreso nel finale, un’altra caddi nei momenti decisivi."

Più tornava, più imparava a conoscerla.

"Con il tempo ho capito che il Lombardia è una corsa che va studiata e conosciuta a fondo. E quando una gara la senti particolarmente tua, la vivi anche con maggiore intensità e sofferenza."

Per Nibali, il Lombardia ha anche una geografia precisa. E conduce a Como.

"Per me il vero Lombardia è sempre stato quello che arrivava a Como passando dal Ghisallo, dal Civiglio e da San Fermo della Battaglia."

È il Lombardia della Classica delle Foglie Morte, quello dei suoi primi anni da professionista.

"Quando ho iniziato a correrlo era davvero la Classica delle Foglie Morte: freddo, pioggia e foglie cadute sulle strade. Elementi che rendevano la corsa ancora più dura. Non era soltanto una sfida fisica, ma una lotta contro le condizioni atmosferiche e contro il percorso stesso."

Anche il ricordo della vittoria del 2015 passa attraverso un’immagine di Como.

"Faceva davvero molto freddo, poi su Como uscì il sole e io vinsi davanti a un pubblico stratosferico."

Durante una gara di quel livello, però, resta poco spazio per osservare quello che accade intorno.

"Difficilmente ci si rende conto del paesaggio che ci circonda, perché quando sei in corsa sei totalmente concentrato sulla prestazione."

C’è un’eccezione.

Il Ghisallo.

"Forse l’unico momento in cui è impossibile non percepire qualcosa di speciale è il passaggio al Ghisallo. Lì non puoi fare a meno di vedere il campanile, sentire il suono delle campane e sentire il pubblico che ti spinge."

Per qualche secondo il corridore torna a vedere ciò che lo circonda. Il campanile, le campane, la gente sulla strada: un luogo in cui la storia del ciclismo entra direttamente dentro la corsa.

"Innanzitutto c’è la sua storia. Si tratta di una Classica Monumento e il suo albo d’oro è ricco di campioni straordinari. Poi c’è tutto ciò che ruota attorno al Ghisallo, Fiorenzo Magni che ha voluto un santuario dedicato al mondo del ciclismo, il museo. Davvero tanti aspetti la rendono unica."

Per Nibali, negli anni, il Lombardia è diventato anche una storia privata.

"Il giorno della mia vittoria del Lombardia coincideva con il compleanno di mia moglie e, in un’altra occasione, coincise con la nascita della mia secondogenita. Sembrava quasi una corsa di famiglia!"

Poi ci sono le strade. Salite dure e discese tecniche, un terreno che ha sempre esaltato una delle qualità più riconoscibili del suo modo di correre.

"La discesa per me è sempre stata un divertimento. Spesso la utilizzavo come arma per attaccare o, altre volte, per difendermi, ad esempio per recuperare terreno quando, ahimè, non ero al massimo in salita."

Ma anche Nibali mette subito un limite.

"Il Giro di Lombardia si vince soprattutto andando forte in salita, mentre in discesa bisogna essere molto prudenti, perché ci sono tratti tecnici e pericolosi."

Il rapporto con Como, intanto, è continuato anche lontano dalla corsa. Nibali vive da molti anni a Lugano e la città è diventata parte della sua quotidianità.

"Mi sento un po’ legato a Como. La città è vicinissima e spesso mi capita di visitarla, passeggiare nel centro storico, fermarmi nei ristoranti o semplicemente prendere un caffè."

È qui che il legame tra la gara e il territorio diventa ancora più personale.

"Per me il Lombardia era un po’ la corsa di casa."

C’è anche una coincidenza che Nibali ama ricordare: vinse i suoi due Lombardia con i numeri 31 e 41, gli stessi con cui conquistò il Giro d’Italia e il Tour de France.

"Una coincidenza davvero incredibile!"

Oggi Como ha per lui un ritmo diverso. Le strade che un tempo attraversava pensando al traguardo può finalmente viverle senza fretta.

"Oggi posso vivere Como con più calma. Apprezzo il centro storico, i negozi all’interno delle mura, il lungolago e l’atmosfera della città. Continuo a passarci spesso in bicicletta durante gli allenamenti, è una città che mi piace moltissimo e che continuo a frequentare con grande piacere."

Il Lombardia è rimasto così parte della sua storia personale, mentre Como ha continuato a esserlo anche dopo la corsa.

Per un caffè, una passeggiata sul lago o semplicemente un giro in bicicletta. A casa.