In una recente intervista, Martin Baturina appare molto simile al giocatore che si vede in campo.
Calmo, lucido e perfettamente a suo agio.
È questo a dare forma al racconto della sua prima stagione a Como. Non solo i numeri o la reputazione con cui è arrivato, ma soprattutto l’impressione di un giocatore che si è inserito con naturalezza in un nuovo club, in un nuovo Paese e in un nuovo campionato, senza mai sembrare sopraffatto. Baturina parla con la stessa compostezza che porta sul terreno di gioco. Non ha fretta e non trasmette la sensazione di chi sta cercando troppo di dire la cosa giusta.
Trasmette invece chiarezza.
“La prima volta qui è stata molto bella. Ho visto il Lago di Como: città bellissima, lago bellissimo. Il primo allenamento è andato molto bene. I giocatori sono stati molto amichevoli, l’allenatore è ambizioso così come tutta la squadra. Sono semplicemente felice di essere qui.”
È una risposta che racconta già molto. Baturina non descrive il trasferimento in termini drammatici. Parla in modo semplice di ciò che ha trovato, e ciò che lo ha colpito subito è stato l’ambiente e l’ambizione che lo circondava.
Nell’intervista è altrettanto diretto quando spiega cosa lo abbia attirato del Como.
“Quando ho saputo dell’interesse nei miei confronti, sono stato felice. Il mister mi ha chiamato, mi ha mostrato i piani per il futuro e mi sono piaciuti molto.”

Quel senso di obiettivo conta molto. Baturina non è arrivato come un giovane giocatore in cerca della propria strada. È arrivato con una formazione calcistica già importante alle spalle e con la sensazione che questo fosse il passo giusto. Quello che il Como ha visto fin qui è un giocatore del tutto a suo agio con quella scelta.
La sua prima stagione ha già mostrato le qualità che lo avevano reso un innesto così interessante. C’è intelligenza nel suo modo di giocare, ma anche calma. Legge gli spazi in anticipo, tiene il pallone in movimento e dà l’impressione di sapere come incidere su una partita senza forzarla. È creativo, ma controllato. Elegante, ma disciplinato. Non sono qualità semplici da mettere in campo nella prima stagione in Serie A, soprattutto in un club ambizioso e con i riflettori puntati, ma Baturina lo ha fatto con grande naturalezza.
L’intervista rende chiaro anche un altro aspetto. È a suo agio con le aspettative, ma non si sente schiacciato da esse. Quando emerge il paragone con Luka Modrić, la sua risposta è matura.
“Non penso che ci sarà mai un altro Modrić. Abbiamo stili diversi. Però probabilmente condividiamo alcune qualità ed è per questo che la gente fa questo paragone.”
È una bella risposta perché è equilibrata. Non rifiuta il complimento, ma non prova neppure a vivere dentro quel paragone. Lo riconosce, poi torna con calma dentro il proprio spazio. È un’impressione che si ritrova in tutto il resto. C’è fiducia, ma è una fiducia misurata.
Lo stesso vale quando parla di ciò che lo spinge in avanti.
“Personalmente voglio vincere le partite e diventare un giocatore migliore, una versione migliore di me stesso. Come squadra siamo molto ambiziosi. Vogliamo vincere più partite possibile e vedere fin dove possiamo arrivare.”
È una frase che dà slancio a tutto il pezzo. Baturina parla come un giocatore concentrato meno sull’immagine e più sul progresso. Nella sua prima stagione a Como, questo atteggiamento si è sposato perfettamente sia con lui sia con il club. È arrivato in un luogo che ha un’idea chiara della direzione da prendere, e lui sembra perfettamente a suo agio dentro quella ambizione.

Quello che emerge dall’intervista è anche quanto sia facile entrare in sintonia con lui. È rilassato, riflessivo e in certi momenti anche ironico, senza mai risultare costruito. Questo ha contribuito a far sembrare la sua prima stagione qualcosa di più di una semplice storia calcistica. Attorno a lui si percepisce già una personalità chiara e questa dimensione si è estesa in modo naturale anche sul piano culturale.
Un buon esempio è stata la collaborazione con l’artista britannico RJ Customs, che ha dipinto a mano una maglia personalizzata ispirata alla carta EA Sports FUT Fantasy di Baturina. È stato un crossover intelligente, capace di unire calcio, gaming e cultura visiva attraverso un giocatore il cui richiamo sembra già andare oltre il campo. Il progetto ha avuto eco internazionale ed è stato raccontato anche dalla televisione nazionale croata, aggiungendo un ulteriore livello al modo in cui la prima stagione di Baturina è stata percepita oltre Como.
Resta però il punto più importante, che è anche il più semplice. Nella sua prima stagione a Como, Baturina è già sembrato a casa.
Ed è questo che conta. Le prime stagioni spesso assomigliano a lunghe presentazioni. Questa no. È sembrata invece il primo tratto di qualcosa di più significativo. L’intervista lo racconta bene. Non un giocatore che prova a convincere qualcuno, ma uno che sembra già sicuro di dove si trovi e del perché sia lì.
È questo a rendere la sua prima stagione così incoraggiante. Ha portato qualità, calma e personalità, e lo ha fatto in un modo che fa pensare che questo sia soltanto l’inizio.

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