Quando Filippo Brambilla si è incamminato verso lo stadio Sinigaglia per recuperare uno dei vecchi seggiolini della Curva Ovest appena smontata, non aveva affatto in mente di portarsi a casa un trofeo. Nessuna intenzione di confinare un simbolo della storia Lariana su una mensola a prendere polvere, né di usarlo come il classico pretesto per far fare un salto nel passato agli amici durante una cena. Voleva semplicemente un modo viscerale, pulito e concreto per evitare che un pezzo di storia della sua città finisse direttamente in discarica.
"Quando hanno smantellato la curva ho voluto prenderne assolutamente uno", racconta Filippo, che a Como fa l'architetto e da sempre vive tra calcio, design e fotografia. "Mi stuzzicava parecchio l'idea di salvare un frammento dello stadio, ma un secondo dopo mi sono chiesto: come faccio a farlo continuare a vivere davvero, senza che si trasformi nel solito cimelio polveroso da teca?"
È proprio da questo interrogativo che ha preso forma POSTO. Un progetto nato in modo del tutto spontaneo, cresciuto a passo lento tra qualche idea scarabocchiata su un taccuino, ore passate al banco da lavoro tra tentativi a vuoto e i primi prototipi aggiustati a mano in laboratorio. Lo sguardo è quello sincero di chi, per mestiere e per inclinazione naturale, è abituato a cercare una forma di bellezza anche dove tutti gli altri vedono soltanto un oggetto funzionale: "Parlo di quelle cose nate prima di tutto per servire a qualcosa di pratico, ma dentro le quali è sempre possibile scovare e tirare fuori un valore estetico e di progetto".
Per costruire la struttura e sostenere la seduta, Filippo ha scelto di non inventarsi nulla di lezioso o troppo patinato. È andato dritto al punto, attingendo senza filtri al linguaggio crudo e visivo dell'infrastruttura di provenienza: ha usato un sistema di tubi e giunti metallici, del tutto simili a quelli usati per i ponteggi delle tribune o dei cantieri. Ne è venuta fuori una base solida, schietta, profondamente tecnica e capace di mettere subito in chiaro le origini di quel pezzo di Curva. L'idea poi si è dimostrata estremamente versatile: la struttura è diventata un sistema modulare che permette di affiancare più sedute, creando combinazioni a uno, due o tre posti, adatte sia a un salotto di casa che a un locale o a un ufficio.

Ma al di là dei tubi di metallo e del lavoro in laboratorio, il vero valore di POSTO sta tutto in un'intuizione ben precisa: un posto non si perde, cambia soltanto forma.
"Allo stadio un seggiolino è un oggetto essenziale, persino freddo e del tutto anonimo quando lo vedi ripetuto a centinaia lungo la gradinata", spiega Filippo - "Ma per la persona che ci si è seduta per anni, quel pezzo di plastica finisce per riempirsi di una quantità incredibile di ricordi: la prima partita vista da bambino con il papà, un gol pazzesco segnato al novantesimo, una promozione festeggiata sotto la pioggia battente, le facce e le voci delle persone con cui hai condiviso quel pezzetto di curva per stagioni intere".
Staccato dai gradoni del Sinigaglia e montato dentro la sua nuova gabbia in metallo, il seggiolino perde di colpo la sua serialità. Si carica di una storia tutta sua e diventa un pezzo unico con la sua plastica leggermente sbiadita dal sole e dalle intemperie, il numero di posto stampato sulla superficie e i segni indelebili lasciati dal tempo e dalle esultanze dei tifosi. Chiunque sia passato anche solo una volta da quella curva ci rivede immediatamente qualcosa che gli appartiene.
POSTO ci ha messo un attimo a fare breccia nel cuore dei tifosi e di chi ama Como, dimostrando come le idee capaci di lasciare il segno nascano quasi sempre dalle intuizioni più semplici e genuine.
Sulla Curva Ovest la sua prima vita è finita davvero, ma quel seggiolino non ha smesso un secondo di essere se stesso: offrire a qualcuno un POSTO per sedersi. Solo che adesso lo fa da un'altra parte, con un vestito nuovo e un sacco di storie ancora da incrociare.


