CALCIO
Osian Roberts e la costruzione dell’Academy di Como 1907 dall’interno verso l’esterno
Per Osian Roberts, lo sviluppo dell’Academy parte da un’idea semplice: creare l’ambiente giusto e il calcio viene di conseguenza. Quando ripensa all’ultimo anno in casa Como 1907, parla prima di tutto di persone e del lavoro quotidiano che rende un percorso reale.
Roberts ci tiene a riconoscere subito il merito del gruppo che guida l’Academy, ringraziando Giancarlo Centi, Sergio Marelli e, in particolare, Davide Facchin. Il loro lavoro nelle diverse fasce di età, dice, sostiene tutto il resto. Da lì, la priorità è stata culturale oltre che tecnica: “Una delle cose più importanti su cui ci siamo concentrati era la creazione di un ambiente in cui tutti potessero crescere.” Vale per i giovani calciatori e per lo staff, in campo e fuori.
Nei gruppi più grandi, Primavera e Under 17, questo ambiente si costruisce attraverso il supporto. Roberts insiste sullo sviluppo della persona, perché “se la persona può crescere e sentirsi a proprio agio, sicura, fiduciosa e stabile, allora il calcio si sistemerà da solo.” Conta la scuola. Conta il supporto psicologico. Conta anche la realtà pratica di vivere lontano da casa. Circa 24 giovani calciatori vivono a Como, e il club ha aumentato il numero di tutor e insegnanti per aiutarli a inserirsi, sentirsi al sicuro e vivere bene il proprio percorso.
Allo stesso tempo, l’Academy si sta allineando in modo più stretto con la prima squadra. L’obiettivo è lavorare nella stessa direzione, con adattamenti legati all’età e al momento di crescita, ma con un’idea condivisa di cosa significhi giocare il calcio del Como. Un esempio concreto risiede nel reparto portieri, guidato da Enrico Malatesta, che in passato ha lavorato con la prima squadra. Il compito è chiaro: formare portieri capaci di giocare come chiede la prima squadra, a proprio agio con la palla, pronti a difendere alti, e cresciuti attraverso un metodo coerente in tutta l’Academy.

Roberts sottolinea anche l’evoluzione dei reparti specialistici, dalla preparazione atletica alla nutrizione, dal benessere alla psicologia, con un impianto di lavoro comune. Anche lo scouting è un passo in avanti. Un reparto dedicato al reclutamento giovanile, sotto la guida di Antonio D’Ottavio, serve a rendere il Como attivo in città, nel territorio e in Lombardia, una zona dove la concorrenza per i talenti è forte.
Contano anche le strutture, soprattutto quando cambiano la routine quotidiana degli allenamenti. Lo sviluppo del Rovello Sporting Center ha portato benefici immediati. Con un nuovo campo sintetico e un secondo terreno di qualità, le squadre possono allenarsi meglio e in contemporanea, su campi interi. Le categorie più piccole stanno arrivando a Rovello la sera, creando un centro unico e un senso di casa condiviso, con dinamiche e chimica diverse tra staff e giocatori.
Queste strutture hanno permesso anche di introdurre un programma di sviluppo individuale, portando i ragazzi al centro durante la settimana per sessioni extra legate al ruolo, con coach dedicati e analisti focalizzati su feedback e progressi.
Per Roberts, il percorso diventa concreto quando i ragazzi entrano nello spazio della prima squadra. Lorenzo Bonsignori è un esempio recente: arrivato in estate, ha esordito in Coppa Italia contro il Sassuolo al Sinigaglia. Nella stessa serata Matteo Papaccioli era in panchina. Fuori dal club, Roberts parla anche del riconoscimento internazionale, con De Paoli impegnato al Mondiale Under 17 in Qatar e Andrea Le Borgne con la Francia Under 20.
Le Borgne ha poi esordito in Serie A, e Roberts racconta un momento che riassume l’allineamento tra Academy e prima squadra: “Cesc Fabregas mi ha detto, ‘Voglio Andrea con la prima squadra per le prossime sei settimane.’” E questo, per Roberts, è il punto. Far crescere i giocatori. Far crescere lo staff. E rendere la porta d’ingresso della prima squadra visibile. Non come promessa, ma come standard verso cui lavorare, ogni giorno.
Guarda l’intervista completa con Osian Roberts online su Como TV.