Salta al contenuto

CALCIO

Conosciamo Valentina Giacinti

Valentina Giacinti è arrivata al Como 1907 il 23 gennaio 2026 con un curriculum capace di cambiare tutte le carte in tavola ancor prima di cominciare a giocare. La FIGC l’aveva già inserita nella Hall of Fame del calcio italiano, lei aveva già guidato la classifica marcatrici della Serie A per tre volte e aveva anche già segnato quel tipo di gol che resta legato al tuo nome per tutta la vita, quello realizzato nel 2019 per spingere l’Italia ai quarti di finale del Mondiale contro la Cina. 

La sorpresa, se vogliamo chiamarla così, è stata la scelta di tornare in Italia. Dopo l’esperienza all’estero con il Galatasaray SK Women, ha scelto di rientrare in Italia e di ripartire dalla Serie B con il Como, che non è il percorso più scontato per una giocatrice con il suo palmares e la sua storia. È qui che comincia la conversazione, con una domanda semplice di Heather O’Reilly, fatta con il tono rilassato di chi ha vissuto abbastanza a lungo negli spogliatoi di alto livello da sapere che le risposte migliori sono spesso le meno preparate.

“Vale”, dice, verificando prima il soprannome e poi andando dritta al punto. Sei stata via, hai fatto tutto nella tua carriera, perché questa scelta e perché proprio adesso?

Giacinti senza troppi fronzoli: “Onestamente, quello che mi ha attirato di più sono state le persone che mi hanno contattata, le persone che hanno davvero spinto per portarmi qui”, dice. “La scorsa estate ho optato per fare un’esperienza all’estero, avevo bisogno di ritrovarmi sotto diversi punti di vista e ho scelto un altro progetto. Quando ho ricevuto la chiamata del Como a gennaio sono rimasta colpita. Quando è arrivata questa chiamata non potevo dire di no, perché ho visto che le persone che lavorano qui guardano prima la persona e poi la calciatrice. Per me è fondamentale quando fai parte di una squadra ed è per questo che sono davvero felice di essere qui”.

Il club lo ha raccontato allo stesso modo nel comunicato di annuncio. Heather O’Reilly l’ha definita: “un’aggiunta importante” e ha sottolineato qualcosa che va oltre i gol, “il suo lavoro per il gruppo”, e “l’idea che nello sport di alto livello non puoi restare immobile”. Giacinti, da parte sua, ha detto di “essere rimasta colpita dalle persone che lavorano nel club e da quanto hanno spinto per portarla qui”, ripetendo la frase che è indica quanto questo concetto sia importante per lei, “la persona viene prima della giocatrice”.

Se sei alla ricerca di una descrizione più lineare del nuovo innesto del Como, eccola qui. Un attaccante che per un decennio è stata un punto di riferimento in Italia per i gol segnati, ma che parla comunque come chi ha appena cominciato a giocare e deve lottare per conquistarsi il posto. I numeri parlano da soli. La FIGC la indica come miglior marcatrice della Serie A nel 2015/16 con 32 gol al Mozzanica, poi di nuovo nel 2017/18 con 21 al Brescia Calcio Femminile, poi ancora nel 2018/19 con 21 all’AC Milan Women. All’AS Roma Women, il suo profilo di giocatrice sul sito raccontava di 182 gol in 233 presenze in Serie A e ricordando che Valentina che è stata la prima giocatrice a raggiungere quota 50 gol con la maglia del Milan.

Ci sono poi i momenti che trasformano un’intera carriera in una storia da raccontare. Uno di questi momenti è arrivato nel derby contro l’Inter Women del marzo 2021, quando l’AC Milan Women è andato sotto nel punteggio e Giacinti ha segnato quattro volte. Il report partita del club lo ha definito storico, ha sottolineato che aveva raggiunto 53 gol con il Milan accostandola a José Altafini in una curiosità statistica che sembra inventata da quanto impressionante.

Un altro momento è arrivato in campo internazionale, quel tipo di gol che un attaccante si porta dietro come un timbro sul passaporto. Al Mondiale 2019 ha segnato negli ottavi contro la Cina, in una vittoria che ha portato l’Italia ai quarti di finale, un momento che The Guardian ha raccontato come “il ritorno dell’Italia sulla grande scena”.

E poi c’è un filo che attraversa tutto, come il sogno giovanile che finisce per non abbandonarti mai nel corso della tua vita. Quando la FIGC l’ha inserita nella Hall of Fame, Giacinti ha parlato di quando ha tenuto in mano la maglia numero 9 dell’Italia e si è ricordata la prima partita della Nazionale vista in tv, non l’avversario, solo l’attaccante con il 9, Christian Vieri. Ha detto che da quel giorno ha sempre sognato di vestire la numero 9 dell’Italia e ha invitato la prossima generazione a continuare a lavorare anche nei momenti difficili perché i sogni si possano avverare.

Quella frase pesa a Como perché ridefinisce cosa la parola esperienza dovrebbe significare. Non metterti comoda, ma metterti a disposizione del gruppo. 

Così quando Heather O’Reilly le chiede cosa può aggiungere a una squadra già a metà stagione, Giacinti risponde come qualcuno che conosce il mestiere come le sue tasche. “Spero di riuscire a portare l’esperienza che ho maturato in tutti questi anni”, dice. “Sto ritrovando giocatrici con cui ho giocato anni fa e sto trovando anche persone con tanta esperienza e leadership. Questo crea una squadra unita e forte. Voglio essere un valore aggiunto per una squadra che sta già facendo molto bene e spero di contribuire con i gol, portando tutta me stessa, al cento per cento”.

Non ha aspettato molto per trasformare in realtà tutto questo. All’esordio con il Como contro il Bologna FC Women Valentina è entrata nella ripresa e ha segnato il quarto gol nel 4 a 2 finale, un’introduzione molto ben marcata a un nuovo campionato e un promemoria che certe abitudini non cambiano mai. Anche il modo in cui parla di calcio è rivelatore. Quando le chiedono che tipo di giocatrice devono aspettarsi, Giacinti resta semplice. “Mi piace attaccare lo spazio alle spalle. Mi piace giocare con la squadra e mi piace lavorare per la squadra. Penso che oggi per una punta sia molto importante aiutare la squadra in diverse situazioni e segnare”. È una risposta da attaccante moderna, meno legata all’area di rigore come destinazione e più al concetto di attaccare la profondità per aprire il campo e lasciar spazio agli inserimenti.

Si avverte lo stesso modo di pensare, con la squadra sempre al centro di tutto, anche quando parla di leadership in sedi differenti. In un’intervista per la UEFA ai tempi della AS Roma Women, ha raccontato di una squadra costruita sulla responsabilità e la dedizione, citando una capitana ed ex capitane e il modo in cui l’esperienza si stratifica dentro un gruppo. È assolutamente in linea con ciò che l’ha portata a Como. Valentina non cerca un palcoscenico, ma una solida struttura nella quale poter esprimersi.

E questo riporta alla parte che lei non romanticizza. Dice che aveva bisogno di tempo per sé. Dice che aveva bisogno di ritrovarsi. Le news su di lei riportano di almeno una battuta d’arresto fisica importante, un infortunio al legamento del ginocchio durante il periodo alla Fiorentina nel 2022 che ha richiesto un lungo recupero, quel tipo di interruzione che costringe anche l’attaccante più prolifico a dover negoziare con la pazienza. Non aggiunge nessun dettaglio extra da questo punto di vista e non serve. Il punto è che Valentina ha vissuto anche la parte dura del calcio, non solo le luci e i momenti di gloria.

Quando Heather O’Reilly le chiede cosa la motiva ancora, dopo i gol, i club gloriosi e le notti di calcio internazionale, Giacinti dà una risposta indicativa. “È difficile da dire. Voglio portare la mia esperienza ma anche continuare a crescere come persona. Voglio portare qualcosa di diverso, il mio carattere, dentro la squadra. Posso portare la mia esperienza a questa squadra, in campo e fuori dal campo, e posso aiutare la squadra con la mia leadership. Vorrei aiutare la squadra a crescere e a raggiungere subito la Serie A”.

O’Reilly ride, perché questa è anche la definizione più semplice e sincera del progetto. “Anche io”, dice, e si può percepire l’orizzonte condiviso dietro questa risposta.

Quando le chiedono cosa potrebbe cambiare nella sua vita quotidiana dopo il trasferimento a Como, dopo aver vissuto a Milano e Roma e Bergamo e la Turchia, Giacinti parla di eleganza, fascino e routine. “Amo il centro città e amo camminare lungo il lago, l’ho già fatto molte volte e sono felice di essere in questa città”. Sembra lifestyle, ma in realtà è ritmo. Un attaccante che si sente nel posto giusto si esprime in modo diverso. Una punta che si sente davvero sostenuta dal proprio ambiente gioca più libera.

Ed è questa la promessa silenziosa dietro questo trasferimento. Il Como non le sta chiedendo di cambiare, le sta chiedendo di essere pienamente come è già, con esperienza, standard e una fame che non se n’è mai davvero andata. Giacinti si è sempre espressa al suo meglio quando la partita corre più veloce delle parole che la circondano, quando può leggere la linea difensiva, scegliere la corsa giusta e agire prima che qualcun altro se ne accorga.

Lei lo spazio lo trova, è naturale.

Ora ha scelto un posto che sembra costruito per darle di nuovo il modo di farlo.