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CALCIO

Lucas Da Cunha, la certezza dentro il cambiamento del Como

Lucas Da Cunha è il tipo di giocatore attorno al quale un club moderno prova a costruire senza bisogno di cerimonie. Quelli che si presentano ogni settimana. Quelli che accettano il cambiamento e lo fanno sembrare parte di un disegno. Quelli che non si limitano a giocare a calcio, ma gli danno forma.

Il Como è cambiato in fretta. La rosa si è trasformata. Il campionato è cambiato. Le aspettative sono cresciute. Eppure,Da Cunha continua a riemergere sempre nello stesso punto: vicino al pallone, vicino all’allenatore, vicino all’idea di ciò che questa squadra vuole essere.

Il 28 novembre 2025 il Como ha battuto il Sassuolo 2-0 al Sinigaglia e Da Cunha ha raggiunto il traguardo delle 100 presenze con il club. Il comunicato ufficiale lo ha annunciato senza enfasi: il capitano Lucas Da Cunha ha toccato quota 100 apparizioni in maglia lariana. Nessuna celebrazione particolare. Solo un’altra serata in cui, ancora una volta, era al centro del gioco.

È questa la verità silenziosa della sua storia a Como. È diventato la costante all’interno di un progetto che rifiuta di restare fermo.

Arrivato dal Nizza nel gennaio 2023, Lucas si è preso il tempo necessario per sentirsi parte del contesto. In un’intervista a Sky Sport di fine novembre 2025 ha ammesso che l’inizio è stato difficile e che non si aspettava cambiamenti così profondi dal momento del suo arrivo. Poi ha spiegato la svolta che ha segnato il suo ultimo anno: Fabregas gli ha cambiato posizione e ora sente che è quella giusta. Non è più un giocatore largo, costretto a vivere di continui uno contro uno. Oggi gioca in mezzo al campo e lì si sente meglio.

Non è un semplice aggiustamento tattico. È una dichiarazione d’identità. A Como Da Cunha ha smesso di essere un esterno in attesa della propria occasione ed è diventato un centrocampista che le occasioni le crea per gli altri. Un ruolo che richiede letture, coraggio nel girarsi, gusto per il contatto e senso della responsabilità. In breve, chiede esattamente ciò che Cesc Fabregas considera più prezioso.

Dopo il gol segnato da Da Cunha a San Siro contro il Milan, l’allenatore lo ha riassunto con una frase diventata una sorta di linguaggio interno al club: «Se avete seguito il Como dalla Serie B dell’anno scorso fino a oggi, capirete perché ho detto che giocherei con undici Da Cunha».

Fabregas parlava di fiducia e della capacità di Da Cunha di portare le indicazioni dell’allenatore direttamente in campo. Ma anche di qualcos’altro: la disponibilità. In una squadra costruita su movimenti e rotazioni continue, è il giocatore attorno al quale puoi far ruotare gli altri.

Da Cunha parla della leadership nello stesso modo. Non come un distintivo, ma come un dovere. E quando il Como parla di lui torna sempre sugli stessi concetti: umiltà, etica del lavoro, impegno. E l’abitudine a essere un esempio ogni giorno.

Il percorso conta perché Da Cunha non ha seguito una linea retta. Il Rennes gli ha dato la formazione, il Nizza la vetrina. I prestiti al Lausanne Sport e al Clermont gli hanno offerto minuti e contesto. Il Como gli ha dato qualcosa di diverso: un luogo in cui i frammenti si sono ricomposti in un giocatore con un ruolo chiaro e una voce ancora più definita.

È anche il tipo di protagonista da copertina che funziona per BLU, perché porta due narrazioni in un solo volto.

La prima è calcistica: un giocatore francese, nato il 9 giugno 2001, che ha trovato la sua versione migliore in un ruolo nuovo e impegnativo e ha raggiunto le 100 presenze con il Como a soli 24 anni.

La seconda è quella del Como: un club che sta ricostruendo la propria identità e chiede ad alcuni giocatori di diventare parte della sua spina dorsale, non solo del suo stile.

Da Cunha sembra essere il ponte tra queste due storie. La costante dentro il cambiamento. Il giocatore che rende semplice l’idea di un allenatore, finché non ti accorgi di quanto sia difficile continuare a farlo.

Le cento presenze contro il Sassuolo non avevano bisogno di un discorso. Erano la prova. Qui è a casa. E vuole ancora di più.