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PRIMAVERA

Fabio Rispoli: l’intervista

Fabio Rispoli, centrocampista e prodotto dell’academy del Como 1907, ha fatto il suo debutto tra i professionisti nell’ultima sfida al Sinigaglia, vinta 4-0, contro lo Spezia. E in questa intervista ha deciso di condividere la sua storia, le sue emozioni, i suoi ricordi.

Un debutto vincente, il suo: “È stata una grandissima emozione, aspettavo da tanto tempo questo momento. Sempre convocato, sempre in panchina, attendevo la partita giusta, il risultato giusto. E con lo Spezia è finalmente arrivato”. Un percorso lungo, quello del classe 2006, passato ovviamente anche dai sacrifici di mamma Angela e papà Giovanni, e dai momenti passati con le tre sorelle: “Loro contano sempre tantissimo, senza di loro non sarei qui. Mi accompagnano sempre, anche quando non riescono trovano sempre il modo di esserci, di starmi vicino”. 

Sulle spalle, il numero 32, lo stesso indossato da zio Giuseppe Greco, fratello di mamma Angela, che debuttò con la maglia del Como a San Siro, contro il Milan, il 3/5/2003: “L’ho scelto proprio per quel motivo. E a casa ora ho la mia maglia del debutto, sporca di fango, e quella indossata da mio zio. È la chiusura di un cerchio e l’inizio di una nuova avventura”. 

Famiglia vuol dire anche Como 1907, con tante persone che lo hanno aiutato lungo il percorso, due più delle altre nell’ultimo periodo: “Sicuramente Cesc Fabregas, perché senza di lui non avrei fatto nulla di tutto questo, e Massimiliano Gatto. Sono stati importanti per la mia crescita sia come calciatore, sia  come persona”. Ha Messi come idolo, ama gli arrosticini, viene chiamato ‘cucciolo’ dai compagni di squadra e non si ricorda, per la troppa emozione, le parole che Bellemo gli ha sussurrato prima del suo ingresso in campo. 

Il primo passo nel calcio dei grandi, senza dimenticare gli anni nel settore giovanile: “Sono stati tanto importanti per la mia crescita personale, così come per Tremolada, Ronco e Chinetti”. E chiude la sua intervista descrivendo alla perfezione la mission dell’Academy: “Como è sempre stato un settore giovanile valido, che ti aiuta sì a diventare un bravo calciatore, ma anche a essere una bella persona”.